QUEI SACRIFICI SCONOSCIUTI ALLA POLITICA

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C’è un vuoto drammatico della classe dirigente italiana che, dentro le incognite di questa interminabile crisi,  rischia concretamente di minare la residua coesione sociale e la stessa tenuta democratica del paese.

In questo contesto, nascondersi dietro un capro espiatorio, non assolve alcuno dalle proprie responsabilità.

Sembra che tutti i mali dello Stato italiano siano riconducibili ai pubblici dipendenti, contro i quali da tempo e, in misura crescente, si è orchestrato un vero e proprio squadrismo mediatico.

Non sono da assolvere i dipendenti che non fanno il proprio dovere, ma, rimanendo in ambito regionale, ci chiediamo dov’è la politica! Di maggioranza e di opposizione!

Dove sono quei trenta consiglieri che dovrebbero studiare di più i problemi ed occuparsi con maggiore dedizione della cosa pubblica, anziché limitarsi a proclami e slogan contro la burocrazia male del secolo!

Nelle tante riunioni della delegazione trattante abbiamo sempre chiesto, e melanconicamente ricordo che sono anni che lo facciamo, che vogliamo lavorare meglio, che occorre rivedere l’organizzazione degli uffici e dei dipartimenti, che va ridotto il panteismo e la discrezionalità  della politica.

Abbiamo indicato un percorso per dare più efficienza, ridurre le spese, valorizzare il personale.

Siamo entrati nel merito, proponendo di abolire i dirigenti generali, ridurre il numero dei dirigenti, assumere dirigenti esterni che siano effettivamente in grado di capire e dare qualcosa in più, ripristinare il dipartimento alla programmazione, costituire organismi tecnici di programmazione in ogni dipartimento formati dai funzionari responsabili di ogni settore, ecc..

E tutto questo ancor prima che arrivasse l’ulteriore scure del ragionier Monti. Le nostre buste paga stanno subendo tagli già da prima della crisi: ricordiamo soltanto il blocco dei contratti, l’eccessivo peso fiscale, l’intervento sulle pensioni. Continua l’utilizzo inoculato del personale regionale e disinvolto di quello cosiddetto esterno, è scomparsa dietro la più piccola siepe la riforma istituzionale degli enti sub regionali, la task force sulla sburocratizzazione prevista da Basilicata 2012 non si è capito cosa fosse e a cosa servisse.

Intanto ci chiedono ulteriori sacrifici: nel fondo accessorio 2012 è certo un taglio di circa 600.000 euro. Sarà una trattativa molto difficile, dove preliminarmente chiediamo all’amministrazione di fornirci tutte le informazioni dettagliate sulle diverse voci di spesa che riguardano il personale, per avere il quadro completo su cui discutere.

Ma i tanti sacrifici che stanno facendo i cittadini sono ancora sconosciuti alla politica!

Insensibilità ed ostinata arroganza, funzionali al circolo vizioso dell’autoreferenzialità, impediscono quella discontinuità di comportamenti, quell’assunzione di responsabilità, quella riduzione dei costi della politica, che ripetutamente chiediamo. Nell’emergenza tutto è più complicato, ma è altrettanto necessario ed urgente fare le scelte. Serve una profonda revisione culturale, non solo della politica, ma anche del sindacato e del dipendente pubblico. Vogliamo e dobbiamo, col coltello tra i denti, tutelare non i privilegi che rientrano nel tornaconto del consenso elettorale, ma i diritti dei lavoratori che hanno contribuito a costruire la nostra democrazia e le nostre libertà. Reagiremo energicamente alla permanente e demagogica demonizzazione dei dipendenti pubblici: tutti noi siamo consapevoli della battaglia culturale di controinformazione che dobbiamo portare avanti insieme per riaffermare diritti e  dignità calpestata. Rifuggiamo dall’alienazione del lavoro, vogliamo lavorare meglio, al servizio della società, sapendo che il costo  più alto della politica, che pesa negativamente sui cittadini e soprattutto sui ceti più deboli, è rappresentato da una pubblica amministrazione poco efficiente che spesso è una zavorra insopportabile.

Bastano poche cose, semplici, ma da fare subito. Non servono task force. Ma la semplicità è difficile a farsi!

La UIL, nella sua autonomia, con la sua proposta riformista e con spirito e comportamenti costruttivi che ne hanno sempre contraddistinto l’azione, è pronta a fare la sua parte, unitariamente agli altri sindacati, per incalzare l’amministrazione e la politica regionale ad avere un sussulto di responsabilità assumendo decisioni immediate sui tagli agli sprechi ed ai costi della politica.

                                                                                          Dirigente UIL FPL

                                                                                                      Rocco Giorgio

 

 

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