Moratorie servono da alibi a datori di lavoro per praticare condizioni di lavoro irregolare

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Il Governo, con una circolare diffusa oggi, ha stabilito un regime transitorio di due anni che impedirà ai lavoratori croati di lavorare in Italia in molti settori (tranne il lavoro domestico, stagionale e lavoro qualificato). Va ricordato che, con l’ingresso in Unione Europea della Croazia lo scorso 1° luglio, i cittadini di questo Paese potranno circolare liberamente anche in Italia.

Purtroppo, l’esperienza dell’ingresso in UE di Romania e Bulgaria nel 2004, ci ha dimostrato che le moratorie servono solo da alibi a molti datori di lavoro per continuare a praticare condizioni di lavoro irregolare. Attualmente in Italia risiedono oltre 22 mila croati, il 60% dei quali soggiornanti di lungo periodo per i quali le misure restrittive non varranno. Per gli altri 10 mila, concentrati soprattutto in Veneto e Friuli Venezia Giulia, il rischio è di non poter emergere da una condizione che spesso è  di irregolarità lavorativa.

Con questa misura, a parere della UIL, non si sta facendo alcun favore agli italiani disoccupati Si rischia invece di perpetuare una situazione di dumping sociale e concorrenza sleale tra lavoratori.

 

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