Le mance non ci interessano. Vogliamo i contratti

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Gli art. 65 e 66 della recente legge di bilancio rappresentano plasticamente l’incapacità del Governo di affrontare con serietà il problema della valorizzazione economica e professionale del personale sanitario.

La retorica degli eroi, ogni giorno che passa, acquista un sapore sempre più aspro tanto da rasentare “la presa in giro”. Questi provvedimenti non risolvono né il problema del ruolo sanitario, né quello delle altre figure professionali che concorrono alla sostenibilità del sistema che non possono essere così mortificate. Per non parlare dell’entità delle risorse destinate agli infermieri: quasi una mancia per loro e nulla per tutte le altre  professioni (tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, autisti,  gli OSS, fisioterapisti,  Ostetriche, ecc..) che sono tuttora in prima linea nella lotta al COVID 19.

La UIL FPL non condivide affatto questo modo di procedere non solo perché le risorse sono del tutto insufficienti, ma perché introduce all’interno del comparto elementi di divisione tra gli operatori che invece hanno bisogno di serenità e sostegno economico concreto senza la retorica pelosa.
Introdurre elementi divisivi in un settore così provato dalla pandemia è da irresponsabili. Quello che è necessario in questo momento è, prima di tutto, rinnovare i contratti attestando risorse adeguate e, in quella sede, definire per tutte le venti circa professioni sanitarie la riclassificazione giuridica e la dinamica della carriera e della dirigenza. La UIL FPL, pertanto, chiede al Governo e al Parlamento di ritirare questi provvedimenti e di porsi realmente il problema degli operatori sanitari modificando profondamente e sostanzialmente gli art. 65 e 66 della Legge di Bilancio attestando naturalmente risorse adeguate.

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