In Basilicata soldi ai comuni che si uniscono

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L’unione fa la forza… e soprattutto potenzia la forza economica. In tempi di crisi è l’unione l’arma vincente. Soprattutto per le amministrazioni comunali alle prese con tagli ai trasferimenti e razionalizzazione della spesa. Per fare soldi i Comuni lucani ora devono unirsi e mettere insieme i servizi. Lo prevede la legge sulla spending review approvata nei mesi scorsi che stanzia fondi se i comuni si uniscono, ma lo stabilisce anche una legge regionale che eroga risorse aggiuntive se le aree programma si trasformeranno in unioni di comuni nei prossimi mesi (con l’unico vincolo di crearle secondo ambiti omogenei).

Una «boccata d’ossigeno» dunque. Un meccanismo che permette di risparmiare, dividendo le spese per i servizi con gli altri, ma anche di ottenere incentivi. Le amministrazioni comunali lucane dovrebbero «catapultarsi», dovrebbero accelerare tempi e iter per incassare al più presto sia i fondi statali sia quelli regionali. Eppure, nonostante gli incentivi, nonostante le premialità le unioni dei comuni in Basilicata sono poche. Pochissime, anzi una rarità. Tranne quella dell’Alto Bradano, unione che si è concentrata sulla raccolta dei rifiuti, mettendo insieme i comuni di Banzi, Forenza, Palazzo San Gervasio e San Chirico nuovo ed ottenendo uno stanziamento dei circa 130mila euro, le altre sono ancora una chimera.

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