IL SINDACATO NON E’ UNA CASTA

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Mi auguro e spero che queste considerazioni giungano ai tanti lavoratori che in questo momento attraversano momenti difficili.

Spesso si dice che il Sindacato serve a poco, che è un’altra casta, che è asservito alla politica, che non difende i lavoratori ed altro.

Sono opinioni che, se restano personali, possono in qualche modo essere ascoltate, ma se divengono considerazioni generali non possono essere accettate in quanto “luoghi comuni”, senza fondate argomentazioni.

Andando spesso in giro nei vari enti per le contrattazioni decentrate, dai lavoratori e dalle RSU viene evidenziata l’esigenza di un Sindacato forte ed autorevole per far fronte alle tante ingiustizie che vengono perpetrate nei luoghi di lavoro dove vengono calpestati diritti sacrosanti e imposti atti discriminatori da parte di amministratori prepotenti ed ignoranti.

Quindi il Sindacato è utile e necessario più che mai, quale ultimo baluardo dei diritti di tutti i lavoratori.

Sorprende, poi, che il Sindacato venga considerato una “casta”, al pari della politica, dimenticando che l’organizzazione di un Sindacato ed il suo funzionamento scaturiscono dalla libera adesione alla sottoscrizione di una tessera, quale contributo alle attività che vengono svolte dal Sindacato stesso.

Perciò, è proprio  fuori luogo definirlo “casta”, non c’è nessuna relazione.

Si parla spesso anche di asservimento alla politica, un altro luogo comune per far intendere che il sindacato non svolge la sua funzione e non rappresenta le istanze dei lavoratori poichè assoggettato al potere.

La verità è che arrivano a questa conclusione coloro i quali pensano di risolvere i loro problemi con l’aiuto della politica, delle loro conoscenze o amicizie personali, in dispregio o fregandosene  dei colleghi di lavoro.

Moltissimi sono i lavoratori non sindacalizzati che pensano di essere immuni da eventuali addebiti o contestazioni che potrebbero scaturire nell’ambito del lavoro.

Questi sono convinti di poter risolvere  i  loro problemi  in modo autonomo ed  individuale con l’aiuto politico.

La UIL-FPL ha portato avanti molte campagne a tutti i livelli ma nessuno risponde:

  • sui costi della politica;
  • sull’iniqua ed inaccettabile riforma cosiddetta”Brunetta”;
  • sulla  contrattazione  nazionale  e decentrata del  pubblico impiego.

Non tutti sanno che la UIL-FPL  su più tavoli (Governo, Aran, Enti Locali) ha sempre sollecitato una intesa per modificare il Decreto L.vo n. 150-2009 per le disfunzioni provocate, cercando di proporre modifiche migliorative al decreto in questione. Ha anche proposto la valorizzazione della contrattazione integrativa al fine  di contribuire alla razionalizzazione della spesa per liberare risorse da destinare ai lavoratori.

Queste argomentazione scaturivano e scaturiscono dalla difficoltà applicative e dalla poca chiarezza che la legge stessa ha manifestato in questo breve lasso di tempo.

Infatti, un primo protocollo di intesa del 4 febbraio 2011, sottoscritto dalla UIL-FPL e dalla CISL-FP , ma non della CGIL, dalle Regioni, dall’ Anci ed dall’ Upi, avrebbe potuto rappresentato un primo passo verso una revisione della contrattazione decentrata e la modifica del D.L.vo 150/2009.

 Un’ occasione mancata dunque riconosciuta implicitamente proprio da chi l’ha avversata .

Occorre anche far presente le tantissime istanze portate avanti dalla UIL-FPL in sede giudiziaria,  molte di queste sono andate a sentenza ed hanno avuto esito positivo, senza parlare delle numerose Sentenze delle varie Corti dei Conti che in tutta Italia hanno avuto esiti diverse, perfino contrapposte.

Successivamente sono sopraggiunti Decreti del Consiglio dei Ministri  e diverse Circolari  che hanno tentato di chiarire alcuni aspetti della ingarbugliata matassa, ma la materia è lacunosa e confusionaria, perciò  occorre una razionalizzazione seria.

Da tutto questo trambusto si è nuovamente approdati ad un nuovo Protocollo di Intesa sul Lavoro Pubblico con tutti i sindacati, con il Governo, con le Regioni, con l’Anci e con l’Upi , con i quali, finalmente, si tenta di dare una svolta definitiva sulla applicazione del Legge Brunetta.

Tutto questo per la UIL-FPL non basta. Infatti, sulla Gazzetta Ufficiale del 8-02-2012, a pagina 90, è stata pubblicata, da parte della Corte di Cassazione, l’Annuncio di una Proposta di Legge di iniziativa Popolare che la UIL-FPL ha voluto intraprendere per la modifica per Legge  del D.L.vo n. 165/2001, della Legge n. 15 del 2009 e del D.L.vo 150 del 2009. Per effetto di  ciò, è partita una campagna di raccolta delle firme per suffragare il disegno di legge appena enunciato.

In questa grave situazione economica, scaturita anche dal blocco dei contratti, previsto per Legge, la UIL-FPL si è mobilitata per offrire dei sussidi ai propri iscritti, a partire dalla Assicurazione gratuita per Responsabilità Civile, ai Corsi  formativi ECM gratuiti, alla Carta di Credito gratuita. Insomma ha cercato di offrire ai suoi iscritti una gamma di servizi che sono utili ai lavoratori.

Ecco perché il Sindacato serve e come, che il sindacato e la UIL  in particolare hanno duramente contestato la politica  auto-referenziale  che produce  costi non sopportabili.

Questa battaglia la UIL la porta avanti da molto tempo, per cui come si fa  sostenere che si è vicini alla Politica.

Le ultime leggi sono state emanate senza consultare i Sindacati: il blocco dei Contratti, la riforma delle Pensioni, lo stesso Decreto Brunetta.

Per non parlare delle numerose chiusure di stabilimenti italiani, i numerosi accorpamenti di uffici o la loro chiusura e la soppressioni di enti pubblici.

Perciò da dove si evince l’asservimento alla politica! Il mancato coinvolgimento delle OO.SS. è servito e serve, con l’aiuto di tanti lavoratori qualunquisti, a delegittimare il  Sindacato, perché il progetto  è  e resta quello di non dare valenza al Sindacato, limitarlo nella sua azione e ricondurlo ad una mera e scomoda presenza,  ma per  attuare questo disegno si dovrà passare sulla pelle di milioni di lavoratori a cui dovranno rendere conto.

Il Sindacato è un organismo di rappresentanza previsto costituzionalmente  e  dalle leggi italiane e non può essere cancellato per decreto o ignorato da chi persegue disegni antidemocratici.

                                                                                                   Il Segretario Organizzativo Regionale

                                                                                                               Giuseppe Cardone

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