E’ recessiva, parlamento non sia sordo

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La legge di stabilita’ varata dal governo e’ una manovra recessiva e ”il parlamento non puo’ rimanere sordo”  alle istanze dei sindacati. La legge di stabilita’ e’ ” figlia di un accordo politico fine a se stesso che non raggiunge nemmeno l’obiettivo della stabilita”.

Con l’esecutivo ” il margine di contrattazione e’ zero o vicino allo zero per questo chiederemo incontri ai capogruppi di Camera e Senato” . Gli scioperi decisi rappresentano una ” forma di pressione sui parlamentari che non possono essere insensibili perche’ prima o poi si votera” .  ” Una vera legge di stabilita’ avrebbe dovuto avere come obiettivo la crescita economica che dev’essere basata sull’espansione della domanda interna, perche’ affidarsi solo ai mercati internazionali e’ irrealistico ”.

” Da qualunque punto di vista si vuole guardare l’obiettivo dev’essere la crescita e l’unico strumento e’ la riduzione delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati per aumentare la capacita’ di spesa dei cittadini; inoltre ridurre il carico fiscale alle imprese che investono e assumono” . ” Cosi’ si condanna il paese alla stagnazione per il 2014 e 2015” . ” Non e’ propaganda e allarmismo immaginare che il tasso di disoccupazione giovanile non fara’ che aumentare. La prospettiva e’ buia ”. A tutto cio’ si aggiunge il blocco reiterato dei contratti nel pubblico impiego che secondo i sindacati non potra’ che produrre ulteriori effetti negativi.

Per ottenere le risorse proponiamo di aumentare l’aliquota delle rendite finanziarie dal 22 al 23%, introdurre i costi standard obbligatori, accorpare le imprese pubbliche che hanno bassi bacini di utenza, ridurre le stazioni appaltanti nella P.A.. ” Dobbiamo far si’ che il 2013 sia l’ultimo anno in recessione bisogna avere il coraggio delle scelte finora non fatte ”.

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