Sprechi in Basilicata: ambulanza satellitare «deperisce» in garage

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Un’ambulanza-test per la trasmissione satellitare dei dati. È in dotazione a «Basilicata soccorso», il servizio del 118, ma in giro si è vista poco. Fa parte di un progetto dell’Ag enzia Spaziale italiana che risale a un paio d’anni fa. La sua presenza «centellinata» sul territorio presta il fianco ad accuse di spreco che circolano in questi giorni su internet, lanciate dal sito Blogallo.it, specializzato in tematiche sanitarie e sempre attento a questioni che riguardano la spesa pubblica. L’accusa è chiara: quel mezzo fa parte di un’iniziativa ormai arenatasi che ha prodotto soltanto costi senza ottenere alcun risultato.
Ma il direttore di «Basilicata Soccorso», Libero Mileti, non ci sta e rispedisce al mittente le accuse, spiegando che l’ambulanza satellitare è stata utilizzata diverse volte, in occasione di eventi importanti: dalla visita del Dalai Lama ai funerali della povera Elisa Claps fino alla recente esercitazione anti-sisma. Il sistema montato sul mezzo di soccorso consente di interfacciarsi in videoconferenza con la centrale operativa e, quindi, di veicolare voci e immagini. In pratica ciò che oggi consente di fare uno smartphone, tecnologia che un paio d’anni fa, quando è stata presa in carico l’ambulanza-test, non era ancora stata messa totalmente a punto. Inevitabile la domanda: ma se oggi basta un telefonino dell’ultima generazione cosa ci sta a fare quell’ambulanza che, tra l’altro, non viene utilizzata frequentemente?
«In caso di una grande emergenza – spiega Mileti – spesso le normali vie di comunicazione saltano. I telefoni restano muti. A quel punto il canale satellitare diventa di fondamentale importanza. Mi auguro di non dover mai fare i conti con un terremoto di forte intensità, ma non possiamo escludere tale eventualità. Per questo continuo a tenere l’ambulanza-test».
E allora perché non utilizzarla più spesso? C’è un problema di natura strutturale: l’antenna satellitare posta sul mezzo è alta quaranta centimetri e complica l’ingresso della stessa ambulanza nella «camera calda» del pronto soccorso, cioé quello spazio riscaldato in cui il paziente viene preso «sbarellato». È lo stesso Mileti a farlo notare e ad aver segnalato il caso durante i lavori del nuovo pronto soccorso dell’ospedale San Carlo

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