disuguaglianze in aumento, non siamo pienamente fuori da crisi, né con bussola giusta.

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images (3)Numeri impressionanti, puntare su lotta alla povertà assoluta, attenzione ai diritti dei lavoratori

Se l’1% più ricco degli italiani possiede oggi il 25% di ricchezza nazionale e se il tasso di occupati a rischio di povertà è pari all’11,5% dell’intera forza lavoro significa non solo che, per certi versi, siamo ancora nel pieno della crisi, ma che la strada imboccata è lungi dall’essere quella giusta.

Dinanzi a numeri allarmanti come questi – che sottolineano un inquietante divaricamento della forbice tra cittadini ricchi e cittadini meno abbienti – se non rifarci alla regola morale di olivettiana memoria secondo la quale “Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minino”, è necessario almeno attuare un cambio netto di rotta all’insegna del rispetto delle regole democratiche, dell’equità e della redistribuzione incardinata sulla valorizzazione del lavoro e sull’adeguamento dei salari.

Non devono essere secondari, inoltre, i contrappesi democratici e il bisogno di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Che il neoliberismo e la visione di società turbo-individualista abbiano fallito è ormai sotto gli occhi di tutti, anche di tifosi e di chi non voleva vedere.

Dunque, si pensi al superamento della disintermediazione sociale verso un migliore coinvolgimento dei corpi intermedi e di chi rappresenta i cittadini e i lavoratori nei processi politici ed economici.

Voltiamo pagina con una priorità: contrastare le disuguaglianze sociali che attanagliano anche il nostro Paese.

 

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