DIPENDENTI REGIONE: RICONQUISTARE LA DIGNITA’ PERDUTA

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DSCN2352-300x224Additati come privilegiati, fannulloni, corrotti, collusi con una politica distante dai problemi e dai bisogni delle persone, i dipendenti regionali stanno vivendo una stagione triste.

In questa interminabile crisi, con i suoi drammi e le sue angosce, con l’esasperazione dei toni e delle divisioni sociali, il dipendente pubblico è diventato uno dei capri espiatori contro il quale scagliare la propria rabbia.

E  la politica, incapace di orientare e guidare un percorso di riorganizzazione dell’amministrazione pubblica, spesso piegata al suo riduttivo interesse più che a quello della comunità, si nasconde dietro meschine campagne demagogiche e fuorvianti.

Ma per riconquistare la dignità perduta e calpestata dei dipendenti regionali serve una profonda revisione culturale e di comportamenti che coinvolga la coscienza di ogni singolo lavoratore, dei sindacati, della politica.

L’etica della responsabilità deve albergare permanentemente nelle stanze degli uffici regionali, contrariamente a quanto sta accadendo oggi.

Certamente l’assenza di indirizzi, di obiettivi e di una buona organizzazione del lavoro condizionano tutta la giornata lavorativa, ma occorre sforzarsi per cambiare questo stato di cose, non adeguarsi a giornate lavorative grigie e alienanti.

Chiedere e pretendere dal proprio dirigente il lavoro da fare e, contestualmente, fare proposte, sforzarsi di non morire lentamente giorno dopo giorno in attesa della resurrezione che arriverà con la pensione.

Il sindacato può e deve accompagnare i lavoratori a riconquistare la dignità perduta, ma deve riflettere in profondità sul suo ruolo di rappresentanza e di tutela dei diritti coniugando meriti e bisogni,  sapendo che il dipendente regionale è pagato per servire i cittadini e non altri.

Lo schema del fino ad oggi non va più bene, per il singolo lavoratore come per il sindacato. Professionalità calpestate, premi mal riposti a chi non li merita, indennità distribuite senza una rigorosa organizzazione del lavoro e conseguente seria valutazione, dirigenti smarriti e spesso nominati con criteri discutibili che ne sminuiscono l’autorevolezza sul posto di lavoro, sono alcuni dei temi su cui è urgente cambiare rotta.

Ci sono occasioni che mettono alla prova ciascun dipendente, ed è allora che occorre cambiare comportamento, non genuflettersi ma affermare la propria dignità di lavoratore con le proprie qualità, competenze e professionalità.

Riconquistare la dignità perduta è difficile, ma molto dipende da ciascuno di noi.

Il sindacato farà la sua parte, ma è necessaria la partecipazione attiva e permanente dei lavoratori, per cambiare la nostra vita lavorativa negli uffici regionali, prima che questa alienante quotidianità ci releghi ai margini e all’ombra in una società che, a volte anche a ragione, non ci è amica.

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